esperienza-italiana-in-argentina http://esperienza-italiana-in-argentina.lacoctelera.net es-es Cultura the-shaker v0.1. More on http://www.the-shaker.com Rapporto Italiani nel mondo 2006 http://esperienza-italiana-in-argentina.lacoctelera.net/post/2007/06/24/rapporto-italiani-nel-mondo-2006 2007-06-24T01:12:02+00:00 Fondazione Migrantes

e Comitato Promotore (Acli, Inas-Cisl, Mcl e Missionari Scalabriniani)

Gli obiettivi del nuovo Rapporto

Nei rapporti tra il mondo occidentale e quello musulmano si è ripetuto spesso che dopo l’11 settembre 2001 niente sarà più come prima. Qualcosa di simile si può dire, dopo il voto di aprile 2006, sul rapporto tra gli italiani nel mondo e l’Italia, non solo perché i parlamentari eletti all’estero sono fondamentali per la tenuta del Governo e le decisioni da assumere sui connazionali all’estero, ma specialmente perché la loro elezione, supportata da una notevole partecipazione, è una via di non ritorno. La presenza di questi eletti servirà per inquadrare meglio gli italiani fuori d’Italia e servirà a superare i ritardi nei loro confronti, dovuti tra le altre cose a vuoti di conoscenza, superficialità d’analisi e mancanza di solidarietà.

La Migrantes, insieme alla Caritas, cura da anni un rapporto statistico sugli immigrati stranieri in Italia. Partendo dai dati, che favoriscono un approccio alla realtà meno carico di pregiudizi, è stato possibile favorire una conoscenza corretta del fenomeno. Confortati da questa esperienza, si è pensato ad un rapporto statistico anche sugli emigrati italiani, che ormai da un secolo e mezzo hanno dato l’avvio all’esodo più massiccio conosciuto in uno Stato moderno, con circa 28 milioni di espatri. Nel passato era il Ministero degli Affari Esteri a curare il rapporto annuale sulle Comunità italiane nel mondo, la cui ultima edizione è stata quella per gli anni 1985-1987, a conclusione di una serie iniziata venti anni prima. Nel frattempo molte cose sono cambiate e specialmente sono cambiati i numeri.

La Migrantes ha deciso di intraprendere questa avventura insieme ad alcune organizzazioni dell’area ecclesiale (Missionari Scalabriniani) o ad essa vicine (Acli, Inas-Cisl, Mcl), chiamandole a far parte del Comitato promotore, mantenendo nel contempo un grande spirito di apertura a tutte le organizzazioni sociali e alle strutture pubbliche interessate, perché solo un impegno corale consentirà di rimediare alle attuali lacune conoscitive e operative.

Il nuovo sussidio servirà a sconfiggere la zona d’ombra che persiste nel paese nei confronti “dell’altra Italia” e spingerà le numerose collettività all’estero a consolidare i rapporti con la loro terra. A quel punto le due Italie, quella di chi è rimasto in patria o vi è ritornato e quella di chi vive all’estero e dei propri discendenti, potranno meglio accordare i loro ritmi, diventando un’unica realtà, con notevoli benefici per tutti. Prezioso a tal fine sarà l’apporto della stampa italiana all’estero, nonostante le risorse limitate di cui dispone.

I contenuti del nuovo Rapporto

Il Rapporto si propone di affrontare i temi più importanti della nostra emigrazione: i flussi annuali, l’insediamento nei vari paesi esteri, le provenienze regionali, le problematiche assistenziali e previdenziali, il lavoro e la formazione professionale, i flussi di studenti e di ricercatori, la cultura e la lingua italiana nel mondo, le missioni cattoliche e vari altri aspetti specifici. A turno verrà dedicato un approfondimento ai paesi di insediamento degli italiani, a partire dalla Germania e dal Venezuela.

L’impostazione dei singoli capitoli si baserà sulla raccolta e sul commento dei dati statistici più recenti, per evidenziarne il significato e mettere a disposizione di tutti una base conoscitiva comune che possa essere condivisa al di là delle diverse estrazioni culturali, politiche e religiose, lasciando ai singoli lettori la libertà di tirare le proprie personali conclusioni.

La redazione del lavoro sarà coordinata dall’équipe del Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes, che segue fruttuosamente da oltre un quindicennio una metodologia di ricerca basata sui dati statistici. L’archivio fondamentale utilizzato è l’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (Aire) del Ministero dell’Interno, contenente i dati di cittadini che hanno dichiarato

spontaneamente di risiedere all’estero per un periodo di tempo superiore ai dodici mesi o per i quali è stata accertata d’ufficio tale residenza. Ad esso si aggiungono altre fonti statistiche e le notizie di fonte consolare, senza la pretesa di essere esaustivi fin dall’inizio e coscienti che il rodaggio di una ricerca di così ampia portata può durare anni.

Potrà essere così raggiunto l’obiettivo fondamentale dell’iniziativa, che consiste nella fornitura di quei dati che sono da ritenersi indispensabili per calibrare le decisioni politico-amministrative e per attivare un fruttuoso percorso di sensibilizzazione, sia in Italia che all’estero.

Qualche dato statistico sulla prima emigrazione

Al Censimento del 1861 gli italiani che vivevano all’estero erano appena 230.000, di cui 100.000 in America e 77.000 nella sola Francia, ma erano destinati a crescere notevolmente negli anni successivi e a coinvolgere in maniera massiccia anche il Meridione, fino ad allora ai margini dell’esodo.

A emigrare furono inizialmente gli abitanti delle Regioni del Nord, a partire dal Piemonte e dalla Lombardia, che alimentarono quasi la metà dei flussi.

L’emigrazione lombarda nel periodo 1880-1920 si concentrò nel Nord America, più specificatamente nelle miniere di carbone al confine tra l’Alberta e la British Columbia e lungo la ferrovia che collegava Montreal a Vittoria. Si pensi che da Cuggiono (Milano) partirono per il porto di New York 1.700 persone in un’epoca in cui quel piccolo paese della provincia milanese contava appena 4.000 abitanti.

Seguirono ben presto anche gli emigranti del Meridione. Nel 2007 ricorrerà l’anniversario della “Marcinelle americana”: nel dicembre 1907 vi fu il crollo nella miniera di carbone di Monongah (West Virginia), in cui rimasero uccisi 171 minatori italiani su un totale di 361 vittime, in prevalenza provenienti da Abruzzo, Calabria, Molise e Campania.

A proposito di miniere, a molti anni di distanza e nello scenario europeo, si possono ricordare gli emigrati sardi che, dopo la chiusura delle miniere del Sulcis-Iglesiente, si sono trasferiti nella zona francofona del Borinage in Belgio, andando incontro ad una dura fatica ma fruendo altresì della possibilità di riscattarsi dalla miseria.

La prima migrazione italiana verso il Canada (1880-1920) fu legata alla costruzione della rete ferroviaria e alle opere di canalizzazione e si diresse in via quasi esclusiva verso l’area di Montreal, dove si costituì la prima Little Italy del paese.

I piemontesi, anch’essi tra i primi protagonisti dei flussi, si recavano nella vicina Savoia per esercitare il mestiere di carbonai.

Nell’area del Nord est il Veneto, oggi tra le prime Regioni per numero di immigrati stranieri, nel periodo 1876-1900 fece registrare da solo tre milioni di espatri, un numero di poco inferiore a quello riguardante Sicilia, Calabria e Campania messe insieme.

Anche il Friuli è stato una grande territorio di emigrazione: il paese Colonia Caroya fu creato nel 1878 nei pressi di Cordoba (Argentina) con l’insediamento di 120 famiglie friulane, provenienti da Udine e Pordenone. Oggi si contano 17.000 abitanti, di cui 15.000 di origine friulana.

Trent’anni dopo, nel Censimento del 1891, gli italiani in Europa erano già diventati 470.000, e la maggior parte di essi si trovava sempre in Francia. Intanto però questa nazione veniva eguagliata o superata da diversi paesi d’oltreoceano: 550.000 italiani in Brasile, 450.000 in Argentina e 300.000 negli Stati Uniti.

Nel 2006 è morta a Capitan Pastene, in Cile, Giuseppina Iubini di Pavullo nel Frignano (Modena), all’età di 101 anni, 100 dei quali trascorsi in Sud America, dove era arrivata con altri 372 italiani dopo una traversata di 38 giorni tra il 1904 e il 1905.

All’inizio del secolo ventesimo anche le Regioni del Centro, come l’Umbria e il Lazio, seguirono la sorte delle altre parti d’Italia e vennero coinvolte negli espatri al ritmo, rispettivamente, di 155.000 e 189.000 unità l’anno. La Toscana si inserì ancora prima in questi movimenti con l’estero e, tra il 1870 e il 1960, emigrarono dalla Regione un milione e 200 mila residenti, pari a un terzo dell’attuale popolazione.

Aspetti dell’emigrazione, dal dopoguerra ad oggi

Curiose sono le origini della nostra presenza in Sud Africa, dove durante la seconda guerra mondiale venne allestito dagli alleati uno dei più grandi campi di prigionia e vi vennero fatti confluire circa 100 mila soldati italiani, dei quali un quinto scelse, a guerra finita, di restare nel paese per costituire, così, il nucleo più consistente della locale collettività. Questo episodio presenta analogie con la presenza dei polacchi in Italia: 100.000 soldati polacchi fecero parte dell’armata al comando del generale Anders, distintasi nello sfondamento della linea gotica e nella liberazione della città di Bologna, restando in parte in Italia anche alla fine delle ostilità e dando così l’avvio all’insediamento di quel gruppo di immigrati nel nostro paese, che oggi conta 100 mila presenze.

Nel secondo dopoguerra il ritmo più alto di espatri si collocò negli anni ’50 con quasi 300.000 unità l’anno e il picco nel 1961 (387.000 espatri), mentre nel 1962 si raggiunsero 229.000 rimpatri, il livello più alto raggiunto nel dopoguerra. In questo periodo i flussi sono andati diventando in prevalenza meridionali e diretti verso l’Europa.

Il 1975 è stato l’anno dell’inversione di tendenza perché, a fronte di 93.000 espatriati, i rimpatriati furono 123.000, con un saldo migratorio positivo di 30.000 unità. Si colloca convenzionalmente in quell’anno l’inizio del fenomeno immigratorio in Italia, quando i soggiornanti erano appena 186.000, per andare poi raddoppiando ogni decennio e conoscere, negli anni a noi vicini, un andamento ancora più intenso, fino ad arrivare agli attuali 3 milioni.

I flussi degli italiani con l’estero continuano ancora oggi ma in maniera ridotta. Dai dati Istat sulle iscrizioni e cancellazioni anagrafiche risulta che dal 1996 al 2000 i rimpatri sono stati, in media, 31.000, mentre gli espatri 43.000. Ad essi si aggiungono i frontalieri italiani che si recano nella vicina Svizzera: 68.000 sul totale di 174.000, secondi in graduatoria solo ai francesi. Non bisogna poi dimenticare le migrazioni interne, che hanno avuto un così rilevante peso nello sviluppo del Nord Italia, arricchitosi di milioni di nuovi residenti meridionali. Anche queste migrazioni sono ridimensionate rispetto al passato. I flussi più elevati si registrarono nel 1962, con circa 2.200.000 trasferimenti dal Sud e dalle Isole. Dalla fine degli anni ’60 seguì un progressivo e netto ridimensionamento, che però non ha mai comportato un definitivo azzeramento dei flussi, per giunta in ripresa dalla metà degli anni ’90. Ancora oggi ogni anno sono circa 70.000 i laureati e i diplomati che trasferiscono la loro residenza al Nord per motivi di lavoro e di realizzazione professionale.

Secondo una recente indagine campionaria ben il 37,8% degli italiani (ma la percentuale è più alta tra i laureati e i diplomati, specialmente se maschi), ha dichiarato la disponibilità ad andare a vivere all’estero. Le destinazioni preferite sono la Spagna (14,2%), la Francia (12%) e l’Inghilterra (9%), la Svizzera (7,8%) e gli Stati Uniti d’America (7,3%) e, in misura minore, la Germania (3,7%), l’Austria (2,8%) e l’Australia (2,2%). La prima motivazione del possibile esodo è la ricerca di migliori opportunità occupazionali (25,7%). Si tratta di qualcosa di ben diverso dall’esodo di massa del passato, dettato da drammatiche situazioni di bisogno e realizzato da lavoratori con un livello basso di scolarizzazione, in condizioni delle quali in parte si è persa la memoria nell’Italia di oggi.

I cittadini italiani residenti all’estero nel 2006, dopo gli ulteriori controlli del Ministero dell’Interno, sono risultati 3.106.251, mentre nell’anno precedente erano 3 milioni e mezzo; ormai il loro numero è equivalente a quello dei cittadini stranieri in Italia. La ripartizione percentuale per continente è la seguente: Europa (60%), America (34,4)%, Oceania (3,6%), Africa (1,3%) e Asia (0,7%). Il Rapporto ritornerà con dovizia di particolari sull’insediamento nei principali paesi del mondo, si soffermerà sulle revisioni dell’archivio e tratterà in maniera esaustiva gli aspetti relativi a Regioni, Province e Comuni di partenza. Basti dire a proposito della cosiddetta “diaspora italiana”, che molti nel frattempo sono morti, altri sono rimpatriati e altri ancora sono rimasti sul posto, molti dei quali hanno perso la cittadinanza italiana e non compaiono nelle statistiche. Va perciò aggiunto che i discendenti degli italiani, con o senza cittadinanza, sono stimati dai 30 ai 60 milioni, con una concentrazione altissima in alcune nazioni a partire dall’Argentina e dal Brasile.

La dimensione associativa della presenza italiana all’estero

La storia dell’associazionismo, entrando nelle particolarità, porterebbe a rivivere con grande partecipazione quanto è stato fatto per superare l’isolamento e la debolezza dei singoli con la coesione e la mutualità. Nel circuito della conoscenza andrebbero inseriti anche gli eventi imperniati su piccoli numeri ma non per questo meno significativi: circa 80 cittadini italiani, ad esempio, su un totale di 300 famiglie rimaste bloccate in Albania quando nel 1944 si insediò il regime comunista, dopo aver riacquistato la cittadinanza italiana hanno aderito all’Associazione cittadini italiani e familiari rimpatriati.

La realtà associativa all’estero ha scritto pagine veramente belle e ha favorito il benessere esistenziale e la crescita culturale e sociale dei nostri connazionali. Sulle associazioni italiane all’estero sono fioriti numerosi studi storici ma, per quanto riguarda la realtà attuale, dobbiamo andare a ritroso fino al 2000, quando il Ministero degli Affari Esteri ne curò l’ultimo censimento. Si trattava di 7.656 aggregazioni con oltre due milioni di soci: 3.319 in Europa, 2.865 in America, 702 in Africa, 15 in Asia e 755 in Oceania. Prevaleva la Svizzera con 1.438 associazioni e seconda, ma molto distanziata, seguiva la Germania (645 associazioni).

Dopo la costituzione delle Regioni negli anni ‘70 è andato sempre più diffondendosi l’associazionismo regionale. Per limitarci a due esempi tra i tanti, ricordiamo che la Regione Emilia Romagna annovera 124 comunità di corregionali in 24 paesi del mondo e che sono centinaia i Fogolar furlans. É stata svolta un’opera veramente meritoria per far conoscere l’Italia ai discendenti degli italiani e all’occorrenza per farli venire a studiare in Italia, come anche numerose sono state le iniziative socioculturali promosse all’estero: purtroppo non è disponibile una raccolta organica dei dati relativi a queste iniziative. L’associazionismo regionale da un lato è riuscito a interpretare meglio le origini e le culture territoriali degli immigrati e dall’altro, come era inevitabile, ha visto insorgere diversi problemi per l’inquadramento di queste molteplici iniziative in un quadro d’insieme; l’affermazione di indirizzi condivisi consentirebbe di evitare la dispersione di forze in questa delicata fase di transizione dell’intera presenza all’estero in un mondo sempre più globalizzato.

In particolare, sia per quanto riguarda le associazioni a carattere nazionale che quelle a carattere regionale o provinciale, è indispensabile superare la diffusa lontananza tra le prime generazioni e le nuove e nuovissime generazioni, dando seguito con maggiore convinzione alle modifiche necessarie per rispondere ad esigenze così profondamente cambiate nel corso del tempo. Senz’altro la questione dei giovani è destinata a condizionare in maniera sempre più marcata nel futuro la presenza italiana all’estero: circa un sesto della presenza italiana all’estero è costituita da minori e un altro sesto da giovani tra il 18 e i 30 anni.

Grande risalto ha avuto nel dopoguerra l’associazionismo di servizio, ad esempio nel settore della formazione professionale e specialmente nell’ampio campo della tutela socioprevidenziale, in cui sono stati protagonisti gli istituti di patronato costituiti dai sindacati o da altre associazioni nazionali di lavoratori, che hanno riscosso un grande apprezzamento da parte dei loro assistiti.

Una particolare espressione dell’associazionismo sono le Missioni Cattoliche Italiane (MCI) che operano, in prevalenza in lingua italiana, per il benessere spirituale dei nostri connazionali. Nel mondo esistono 431 centri, parrocchie, missioni o altro che forniscono una cura pastorale anche in lingua italiana, dove sono impegnati 543 sacerdoti, 166 suore e 51 operatori laici. Anche la riflessione su questi aspetti porta a sottolineare il cambiamento di prospettive nei vari contesti nazionali che non sono più quelli del passato.

In stretta connessione con il discorso sull’associazionismo, attualmente si pone con estrema urgenza il problema della riforma del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, che è stato un fruttuoso laboratorio di idee e proposte e ora va raccordato con il mutato quadro politico che prevede una rappresentanza parlamentare direttamente eletta dai nostri emigrati.

Non tutti ricchi e famosi

É sbagliato pensare che, quando noi si emigrava in massa, gli italiani si comportavano sempre bene, erano accolti dappertutto con grande apertura e riuscivano agevolmente a “trovare l’America”, conseguendo con facilità una situazione di agiatezza. Dominic Pulera, giovane italoamericano del Winsconsin e autore del volume Visible Differences (Continuum, 2002) dedicato ai contributi dei diversi gruppi etnici negli Stati Uniti, riconosce che oggi si è più propensi ad apprezzare i valori che hanno modellato la vita dei nostri emigrati (il rispetto della famiglia, dell’amicizia e del lavoro) ma, nelle sue conferenze, tiene anche a sottolineare che nel passato l’atmosfera era ben diversa e spesso si rendeva necessario, per mimetizzarsi, americanizzare i nomi, magari facendo saltare la vocale finale, finendo talvolta per annullare la propria identità. Nella storia della nostra emigrazione vi è un pesante carico di umiliazioni, di fallimenti e anche di apporti negativi al paese di accoglienza, come la mafia negli Stati Uniti, senza parlare dei comportamenti devianti di minore entità propri delle persone che si trovano in grave stato di bisogno. Varrebbe la pena di conservare questo ricordo storico nell’attuale situazione in Italia, quando si tende a parlare con malanimo di tutti gli immigrati e si trasformano i loro gruppi nel capro espiatorio di turno, dai marocchini agli albanesi, dai romeni agli zingari.

Pensare ai migranti equivale a parlare di storie di povertà e di successo. Tra i discendenti dei migranti italiani, ad esempio, vi sono anche i cartoleros di Buenos Aires, quei poveri che, rovistando tra l’immondizia, cercano di mettere insieme dieci chili di carta che, venduti, fruttano due pesos (mezzo euro).

Anzi, le stesse storie di successo sono iniziate quasi sempre dalle condizioni più umili. Gli edicolanti delle strade di Rio de Janiero, ad esempio, sono quasi tutti italiani, calabresi in primo luogo, e l’edicola diventò l’emblema dell’italianità al punto che, quando durante l’ultima guerra mondiale si diede la caccia all’italiano, si iniziò con l’incendio delle edicole. Poi sono venute le posizioni di grande agio, che destano la più grande ammirazione.

É indubitabile però che, con il passare del tempo, gli italiani sono arrivati molto in alto. Basti pensare che in Argentina vi sono stati 10 presidenti della Repubblica di origine italiana e che è consistente l’elenco dei parlamentari e dei politici di origine italiana in tutto il mondo.

In Brasile sono di origine italiana molti tra i maggiori imprenditori del paese: tra di essi va citato Luiz Fernando Furlan, nel 2004 eletto uomo dell’anno e ora ministro, ma prima a capo della Sadia, la maggior industria del settore agroalimentare del paese, che esporta i suoi prodotti in 92 paesi del mondo. La famiglia Castellan, sbarcata da Caldogno (Tiene) nel 1875, possiede il maggiore mobilificio del Sud America, che nel 2006 ha aperto il 102° stabilimento a New York.

Vi sono altri aspetti non meno importanti, seppure non sotto l’aspetto economico. Amelia Pappalardo, nel volume a carattere storico Calabresi sovversivi nel mondo (Rubettino, 2005), ha studiato il ruolo svolto dai quadri politici e sindacali emigrati dal Meridione all’inizio del ‘900 per favorire la crescita del movimento operaio americano. Del resto bisogna ricordare che già alla fine dell’800, con una maggiore intensificazione nel periodo fascista, veniva incoraggiata la pratica del cosiddetto esilio volontario di coloro che erano considerati sovversivi, scambiando per sovversione anche la forte motivazione sociale.

Un nutrito elenco di problemi sociali

Sono 400 mila le pensioni in pagamento all’estero, delle quali un ottavo in regime autonomo e cioè in base ai soli contributi italiani, perché l’incompleta rete degli accordi bilaterali e delle convenzioni internazionali non ha consentito di assicurare una protezione completa. Per il 62% si tratta di pensioni di vecchiaia, per il 5% di invalidità e per il 33% di reversibilità.

Anche le pensioni attestano che gli emigrati italiani stanno diventando sempre più vecchi: già oggi un quinto della presenza all’estero è costituito da ultrasessantacinquenni. In Svizzera il flusso di rimpatri, specialmente di lavoratori arrivati al pensionamento, è di circa 10.000 persone l’anno. Altri preferiscono restare sul posto con i loro figli, i loro nipoti e pronipoti o, spesso, anche da soli: nella collettività italiana in Australia si calcola che gli anziani siano sui 100.000, con problemi molto grandi quando sono soli o malati e senza adeguate risorse.

Le innovazioni legislative nel settore socioprevidenziale, approvate a partire dagli anni ’90, hanno comportato diverse restrizioni per gli italiani all’estero: l’aumento dei requisiti per la concessione dell’integrazione al minimo (da 1 a 5 anni prima, e poi da 1 a 10 anni di lavoro in Italia), il divieto di esportabilità delle prestazioni non contributive, la mancata integrazione al minimo della pensione sulla quale calcolare la quota dovuta (la cosiddetta pensione virtuale).

Sono numerose le situazioni di bisogno segnalate ai Consolati: persone in età avanzata e a basso reddito, famiglie numerose in situazione precaria, malati che devono pagare la retta di degenza ospedaliera. Molto dipende dal sistema locale di assistenza e non dai pochi fondi di cui può disporre la rete consolare a fronte di necessità così diffuse. Senza andare molto lontano, basti ricordare che in Germania il tasso di disoccupazione degli italiani è del 18% e che i nostri connazionali sono quelli maggiormente coinvolti nei licenziamenti.

Indubbiamente, per gli emigrati anziani che non vivono in Europa, la sanità e la previdenza sono due aspetti di prioritaria importanza, e questo porta comparativamente a rivalutare le tradizioni europee imperniate sulla solidarietà sociale e quanto l’Italia è riuscita a fare per tutelare il diritto fondamentale della salute e i pensionati.

Negli Stati Uniti la sanità e le pensioni sono, invece, privatizzate attraverso il meccanismo delle assicurazioni e anche quando si trova un lavoro la concorrenza è spietata: molti neoimmigrati italiani, oltretutto, non riescono ad ottenere la green card neppure quando hanno conseguito alti livelli di professionalità, perché la concorrenza da tutti i paesi del mondo è agguerrita e spesso vincente.

Il sistema pensionistico brasiliano prevede solo una pensione minima (tra gli 80 e i 100 euro mensili), per giunta non concessa a tutti gli stranieri anche se regolarmente residenti, ivi compresi gli italiani, e il sistema sanitario pubblico presenta gravi lacune a differenza del costoso e per tanti aspetti irraggiungibile sistema privato.

In Venezuela circa l’80% degli interventi nel settore dell’assistenza sociale riguarda l’ambito sanitario e così si è proceduto alla definizione di un progetto di convenzione assicurativa collettiva per i cittadini indigenti.

I sette ospedali italiani operanti in Argentina dal 2004 si sono costituiti in “Alleanza degli ospedali italiani nel mondo” per abbattere i costi e riuscire ad essere più efficaci. Quando si pensa che le Regioni più grandi arrivano a spendere per i loro emigrati più di un milione di euro l’anno, è naturale l’auspicio di un loro maggior coordinamento destinato a favorire una maggiore efficacia.

In ogni modo, è vivamente sentito il bisogno di potenziamento della rete diplomatico-consolare italiana, che, pur essendo una delle più estese tra tutti i paesi occidentali, abbisogna di un consistente rafforzamento in sedi, personale e mezzi a disposizione.

Da diversi paesi dell’America Latina, e specialmente dall’Argentina, si riscontra un flusso di giovani di origine italiana che, dopo aver ottenuto la cittadinanza, si recano nell’Unione Europea, scegliendo però come meta privilegiata la Spagna. Questi flussi di ritorno, che ripetono il nostro esodo in senso inverso, andrebbero meglio inquadrati nelle loro notevoli virtualità per il sistema produttivo italiano.

L’imprenditoria degli italiani nel mondo

Secondo il Ministero per le Attività produttive sono 180.000 le imprese italiane che esportano i loro prodotti all’estero e, di queste, solo 850 hanno di più di 250 addetti.

Come risaputo, da molti anni il “Sistema Italia” perde punti nella graduatoria della competitività e questo in qualche modo rivela una internazionalizzazione a metà, che invece la valorizzazione di una presenza italiana così diffusa nel mondo potrebbe incrementare.

Perciò è stato auspicato che le realtà imprenditoriali che l’Italia promuove all’estero operino in più stretto contatto con gli imprenditori di origine italiana. Partendo dal basso, gli emigrati italiani sono riusciti a realizzare tanto e si impone un collegamento tra il prima e il dopo. Nella sessione dedicata all’internazionalizzazione dalla Seconda Conferenza permanente Stato-Regioni-Province Autonome-Cgie, tenutasi alla fine del 2005, lo stesso Consiglio Generale degli Italiani all’estero ha ricordato che le imprese dei connazionali all’estero sono 14.475 e impegnano 3.300.000 addetti per un fatturato di circa 200 milioni a impresa. Queste imprese sono di meno rispetto alle 23.000 associate ad Assocamerestero, perché le altre, pur essendo associate, sono promosse da cittadini del paese ospitante.

Un esempio significativo del dinamismo italiano sono le 2.500 gelaterie italiane in Germania, che costituiscono il 50% del totale delle gelaterie artigianali presenti sul territorio tedesco. In quel paese anche la ristorazione italiana è molto diffusa, promossa inizialmente non da professionisti del settore ma dagli stessi emigrati, spesso come secondo lavoro specialmente nel periodo d’oro negli anni ’60, complice l’attrazione del tutto nuova della cucina mediterranea. I tempi sono cambiati e ora questa imprenditoria dal basso è spesso in crisi per mancanza di nozioni organiche di gestione aziendale, disinteresse dei giovani a continuare quanto iniziato dai loro genitori e carenze di personale, per cui molte aziende stanno passando di mano: a Colonia, su 400 imprese di ristorazione italiana, neppure la metà appartiene più ad italiani.

Il Venezuela è un altro simpatico esempio da citare. Il paese è diventato il secondo al mondo, dopo l’Italia, per il maggior consumo di pasta pro capite e il nostro piatto ha sostituito la classica arepa di farina di mais, un tempo alimento nazionale. Anche la maggioranza dei calzaturifici venezuelani è in mano a persone di origine italiana. Il Venezuela è anche quel paese dove i sequestri colpiscono molti italiani, tant’è che il Ministero degli Affari Esteri ha pubblicato un manuale comportamentale ad uso dei cittadini italiani esposti al rischio di sequestro.

Imprenditorialità e italianità sono due termini che si possono coniugare fruttuosamente, con beneficio per le collettività all’estero e della stessa Italia, chiamata a superare i punti di impasse nel suo modello di sviluppo e la sua collocazione certo non brillante nella classifica della competitività (56° posto secondo il Word Competitvness Yearbook).

L’insegnamento dell’italiano e l’incontro tra le culture

È superfluo insistere sugli intrecci, con quelle locali, della lingua e della cultura italiana, di cui sono portatori i migranti.

In Argentina il 50% della popolazione è di origine italiana: il dialetto di Buenos Aires è il lunfardo, risultato dell’amalgama dei dialetti italiani con parole di origine araba e spagnola. Si legge in qualche libro, e forse la storia finisce per intrecciarsi con la leggenda, che lo stesso nome di Buenos Aires sia dovuto alla soddisfazione di un marinaio sardo che, sbarcato fortunosamente insieme all’equipaggio, ringraziò in tal modo la “Madonna di Bonaria” venerata in un famoso santuario di Cagliari.

Nelle scuole venezuelane la lingua italiana è materia curriculare, inserita nell’orario scolastico a seguito di una decisione governativa dell’agosto del 2000.

In Uruguay, dove il 40% dei 3.300.000 abitanti discende da italiani, la lingua italiana viene insegnata ai parlamentari dalla Società Dante Alighieri.

In Cile operano sei scuole italiane, rivolte a 4.000 alunni, che si sono associate in una Federazione al fine di ottimizzare i loro servizi ed essere in grado di omologarsi con il sistema educativo italiano. È la prima iniziativa del genere svolta in paesi di forte immigrazione.

In Brasile sarebbero 31 milioni i discendenti da famiglie italiane. Molto diffuso sul posto è il talian, una “lingua” nata dal mescolarsi dei vari dialetti settentrionali col portoghese.

Spostandoci in Africa, riscontriamo che l’italiano si insegna in 20 licei e 7 università del Marocco e, in forza della cooperazione attivata con l’università di Bologna nel 1991, sono stati formati 21 docenti marocchini di lingua italiana ed è stato avviato dal 2001 un Dipartimento di Italianistica presso l’Università Mohammed V di Rabat.

Nel 2005 è intervenuto un importante accordo per l’insegnamento della lingua italiana in 500 scuole degli Usa, facilitato dal fatto che molti sindaci statunitensi sono di origine italiana. L’italiano è entrato così a far parte delle lingue dell’Advanced Placement Program. Questo significa che gli studenti dell’ultimo anno di liceo che frequentano una classe di italiano, se decidono di iscriversi ad una facoltà universitaria in cui la lingua italiana è compresa tra gli insegnamenti universitari, possono ottenere significativi sconti tanto sul piano economico che su quello del carico di lavoro. Senz’altro, come attestato anche da questo recente accordo, negli Stati Uniti è aumentato l’interesse alla lingua e alla cultura italiana, non solo come lingua veicolare ma anche nel campo degli studi letterari, e sono 60.000 i ragazzi statunitensi che studiano l’italiano, di cui la metà nello Stato di New York e nel Connecticut.

Non sempre le cose vanno nel senso positivo: molti Laender della Germania, animati anche dall’intenzione di insistere maggiormente sull’integrazione in loco, sono intenzionati a chiudere o hanno già chiuso i corsi di lingua e cultura straniera finora gestiti in applicazione della direttiva Cee n. 46 del 25 luglio 1977. Sarà questo un duro colpo alla situazione dell’istruzione degli italiani n Germania, già severamente pregiudicata per quanto concerne la riuscita rispetto agli immigrati di altre nazionalità. Sarebbe comunque sbagliato vedere la situazione scolastica degli italiani in terra tedesca solo nei suoi aspetti negativi. La scuola italo-tedesca di Wolsfsburg, infatti, con i suoi 534 studenti, è un esempio ben riuscito delle iniziative interculturali rivolte a italiani, tedeschi e immigrati di altre nazionalità. Nel 2006 a Stoccarda, presso la scuola secondaria J.F. von Cotta, è stata introdotto (per la prima volta nel Paese) l’insegnamento della lingua italiana sotto il profilo commerciale, il cui titolo, riconosciuto anche in Italia, è funzionale alle esigenze del commercio e dell’industria.

Sempre per quanto riguarda invece l’incontro delle culture, si riscontra anche una sorta di effetto di ritorno: in Puglia, ad esempio, si possono trovare diverse piazze e scuole dedicate a Bolivar e altre dai nomi esotici facilmente riconducibili al Venezuela, e così anche in altre parti d’Italia. Uno scambio è avvenuto anche a livello profondo, e cioè di mentalità. Anziché sorprenderci quando nei sondaggi gli italiani mostrano un elevato tasso di europeismo, bisognerebbe pensare ai numerosi connazionali andati a lavorare in Europa nel dopoguerra e all’impatto esercitato su di loro dalla vita vissuta con gli altri cittadini degli Stati membri, senza dimenticare poi che i migranti italiani sono quelli che hanno goduto maggiormente dei benefici della libera circolazione della manodopera e dei relativi regolamenti per la sicurezza sociale dei migranti.

Per l’italianità necessario un maggiore impegno strutturale

Il personale degli Istituti Italiani di Cultura all’estero comprende 150 persone tra direttori e addetti: una persona e mezza per struttura, spesso con problemi finanziari anche per quanto riguarda le ristrutturazioni degli ambienti. Le difficoltà economiche sono un limite ricorrente e spesso mortificante della capacità progettuale. Nel 2005, solo dopo una chiusura di tre anni, l’Istituto Italiano di Cultura ha riaperto a Buenos Aires una biblioteca intitolata a Benedetto Croce con ben 36.000 volumi. A Lisbona nel 2006, dopo una pausa più lunga di ben 12 anni, si è riusciti a far rinascere la storica rivista Estudios Italianos em Portugal, pubblicata dal locale Istituto Italiano di Cultura.

Non mancano, comunque, le iniziative seppure con diversa intensità a seconda dei paesi di insediamento. A Berlino, a fine marzo 2006, presso i locali dell’Istituto Italiano di Cultura locale, è stata realizzata una versione itinerante della prima grande mostra sulla storia della lingua italiana (Dove il sì suona. Gli italiani e la loro lingua), già allestita con successo di pubblico a Firenze, Tirana e Zurigo. Si tratta di un impegno, da continuare, per presentare la lingua italiana come espressione di cultura che continua nella vita quotidiana, nei film, nelle radio, nella televisione, negli scambi.

Purtroppo è difficile conseguire un’affermazione significativa e far sì che l’italiano non rimanga solo una lingua di nicchia. Un’indagine condotta dall’Istituto Ipsos su un campione di 2.000 persone e pubblicata nell’Annuario della Società Dante Alighieri (Il mondo in Italiano. Analisi e tendenze sulla diffusione della lingua italiana, 2005), presenta come opere più significative dell’identità culturale italiana la Divina Commedia, i Promessi Sposi e il Libro Cuore, e come personaggi più rappresentativi Renzo e Lucia (43%), Pinocchio (25%), don Abbondio (24%), il Commissario Montalbano (24%) e Mattia Pascal (13%), secondo un’elencazione non da tutti condivisibile. Inoltre – e su questo c’è meno da discutere – gli intervistati ritengono che la lingua italiana non sia adeguatamente apprezzata all’estero (50%), che sia insufficiente l’impegno per la sua promozione e che sarebbe funzionale l’incremento degli scambi culturali tra studenti italiani e stranieri (42%). Riguardo a quest’ultimo aspetto è stato spesso ripetuto che l’Italia, rispetto ad altri paesi europei, faccia ancora poco per realizzare il diritto internazionale allo studio: infatti, sono presenti in Italia poco più di 30.000 universitari stranieri, in prevalenza comunitari, e l’afflusso annuale è solo di 5.000 nuovi studenti dall’estero.

Diversi tra gli inconvenienti lamentati vengono confermati anche in uno studio dell’Eurisko (2005) dove, a fronte di una crescente domanda di conoscenza della lingua e della cultura italiana, si riscontra che l’offerta non è organizzata in modo adeguato.

Sono in atto anche numerosi tentativi, imperniati sull’utilizzo delle nuove tecnologie, tra i quali citiamo il portale internet www.lombardinelmondo.org, realizzato nella Regione ma visitato da tutte le parti del mondo, e il programma Un ponte sull’oceano, realizzato da una stazione radiofonica di Partinico (Palermo) ma trasmesso anche dall’emittente statunitense Radio ICN (New York e altri tre Stati americani) con un seguito di circa 450.000 ascoltatori a puntata.

Anche se l’italiano è una lingua abbastanza studiata nel mondo, si impone la necessità di riformare legge 153 del 1971 sulla lingua e la cultura italiana all’estero, tenendo conto dei limiti riscontrati e delle nuove prospettive emerse, nella consapevolezza che investire maggiormente al riguardo significa promuovere il “Sistema Italia”: il conseguimento di questo obiettivo comporta anche un maggiore e più convinto collegamento con la presenza dei nostri emigrati all’estero, anch’essi espressione della nostra lingua e della nostra cultura.

Un’altra riforma urgente è quella di Rai international. Gli stessi giornalisti hanno minacciato (giugno 2006) di voler abbandonare la redazione per lo stato di totale abbandono in cui versa la testata, l’assenza di attenzione ai problemi più volte sollevati e la mancanza di proposte valide per potenziare l’informazione oltreoceano, per le quali bisogna prendere in considerazione anche le modalità tecniche di diffusione e la produzione di programmi culturalmente più efficaci, anche differenziandoli per aree geografiche.

Attivare un processo di sensibilizzazione

Il Rapporto Italiani nel Mondo 2006 è stato ideato per attivare un processo di sensibilizzazione, che impegni quanti sono rimasti in Italia ad arricchirsi attraverso una conoscenza diretta e veritiera della vita di quanti sono andati all’estero. La lunga permanenza all’estero ha portato i connazionali ad assimilare modelli molto avanzati di convivenza, che potrebbero tornare di grande utilità anche al funzionamento sociale e politico italiano, come peraltro hanno già sottolineato alcuni parlamentari italiani eletti nella circoscrizione estera.

A loro volta gli italiani all’estero e i paesi che li hanno accolti potranno conoscere di più l’Italia, il meglio del suo stile di vita e delle sue tradizioni, i progressi che ha fatto da quando era un paese di emigrazione povero fino a diventare uno dei paesi più industrializzati del mondo, per giunta con un grande fabbisogno di immigrati.

Quando si fa cenno all’emigrazione italiana nel mondo come ad una incommensurabile realtà, bisogna andare al di là delle parole ed entrare nel concreto delle cose. Ad esempio, alla luce delle 250 mila domande di riconoscimento della cittadinanza, che nel frattempo si sono accumulate, come va concepita la riforma della legge 91 del 1992?

Il Rapporto Italiani nel Mondo non pretende di essere la soluzione dei problemi, ma si propone solo come un sussidio conoscitivo per entrare nel merito delle questioni in maniera non superficiale e sulla base di dati attendibili.-


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http://esperienza-italiana-in-argentina.lacoctelera.net/post/2007/06/24/rapporto-italiani-nel-mondo-2006#comentarios
BIBLIOGRAFIA GENERALE 6 http://esperienza-italiana-in-argentina.lacoctelera.net/post/2007/06/22/bibliografia-generale-6 2007-06-22T01:41:30+00:00
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    • A cura di Aa. Vv. (Studi e ricerche diretti dal Prof. Gaetano Ferro e condotti per iniziativa e sotto il patrocinio dell’Amministrazione provinciale di Genova), Questioni di storia sociale, 3 volumi, Patron Editore. di cui:
      • Provincia di Genova, Questioni generali e introduttive, volume primo
      • Provincia di Genova, La parte occidentale della Provincia e il capoluogo, secondo volume
      • Adele Maiello, Questioni di storia sociale. L’emigrazione nelle Americhe dalla Provincia di Genova, volume terzo,
    • A cura di Aa. Vv. tra cui A. Gibelli, La via delle Americhe. L’emigrazione ligure tra evento e racconto, Sagep Editrice 1989
    • Davide de Roscelli, Fernando Magellano e Juan Bautista da Sestri. Primi circumnavigatori.
    • Davide de Roscelli, Giovanni Battista Ponzerone. Primo cronograro del periplo
    • Giovanni Meriana, Cereghino, De Ferrari Editori
    • Andrea M. Cavagnaro, Barbagelata, il tetto della Liguria. Il racconto appassionato e lucido della civiltà contadina dei nostri monti, Il Golfo 2005

    Rassegna

    bibliografica

    sull’italiano

    e gli italiani

    in Argentina

    La presente bibliografia, in continuità con il numero precedente della rivista, costituisce un possibile tracciato di approfondimento per la storia della presenza italiana in Argentina e, in particolare, per la diffusione e l’insegnamento dell’italiano come seconda lingua in questo paese. Si segnalano titoli di pubblicazioni che vanno dagli anni settanta (con qualche rara eccezione) ai nostri giorni, rimandando il lettore alle numerose bibliografie contenute nei volumi per un panorama storiografico più ampio e dettagliato.

    La ricerca bibliografica è stata fatta sui seguenti cataloghi: Servizio Bibliotecario Senese, Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, Catalogo Unico Trentino. Sono stati visionati, inoltre, gli indici di alcuni periodici conservati nelle biblioteche senesi.

    Storia

    Antropologia

    Sociologia

    “Affari sociali internazionali”, 15, n. 2 (1987).

    Numero speciale dedicato all’emigrazione italiana in Argentina.

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    COCOPARDO, Maria Cristina - MORENO, Jose Luis. La familia italiana y meridional en la emigración a la Argentina, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 1994.

    DE FELICE, Renzo. Gli archivi delle associazioni italiane in Argentina, “Affari sociali internazionali”, 9, n. 3 (1981), pp. 131-234.

    Pubblica gli inventari sommari degli archivi delle associazioni e istituzioni italiane e italo-argentine attive a Buenos-Aires tra la metà del secolo scorso ed i nostri giorni.

    DEVOTO, Fernando J. - ROSOLI, Gianfausto (a c. di). L’Italia nella società argentina. Contributi sull’emigrazione italiana in Argentina, Roma, Centro Studi Emigrazione, 1988.

    ENTE FRIULI NEL MONDO. Volume 3. Congresso giovanile argentino friulano. Ereditat, radis, alis. Mendoza, 20-22 luglio 1984, Udine, Ente Friuli nel mondo, 1986.

    Euroamericani. Volume 2. La popolazione di origine italiana in Argentina, Torino, Fondazione Giovanni Agnelli, 1987.

    FANESI, Pietro Rinaldo. Verso l’altra Italia. Albano Corneli e l’esilio antifascista in Argentina, Milano, Angeli, 1991.

    GIULIANI-BALESTRINO, Maria Clotilde. L’Argentina degli italiani, Roma, Istituto della Enciclopedia italiana, 1989, 2 vol.

    GIULIANI-BALESTRINO, Maria Clotilde. La comunità italiana in Argentina, in SCHINO, Francesco (a c. di). Cultura nazionale, culture regionali, comunità italiane all’estero, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 1988, pp. 186-193.

    Gli italiani fuori d’Italia. Gli emigrati italiani nei movimenti operai dei paesi d’adozione, 1880-1940, Milano, Angeli, 1983.

    Atti del convegno organizzato dalla Fondazione Giacomo Brodolini. Contiene: Torcuato S. Di Tella, Argentina - un’Australia italiana. L’impatto dell’immigrazione sul sistema politico argentino. Osvaldo Bayer, L’influenza dell’immigrazione italiana nel movimento anarchico argentino. Maria De Lujan Leiva, Il movimento antifascista italiano in Argentina, 1922-1945. Eugenia Scarzanella, L’industria argentina e gli immigrati italiani.

    “Il Veltro”, 34, n. 3-4 (1990).

    Numero monografico dedicato all’emigrazione italiana nell’America latina.

    OSTUNI, Maria Rosaria (a c. di). Studi sull’emigrazione. Un’analisi comparata, Milano, Electa, 1991.

    Atti del convegno tenuto a Biella nel 1989. Contiene: Eugenia Scarzanella, Gli ospiti ingrati. Immigrazione italiana e criminalità nell’Argentina di fine secolo. Maria Ines Barbero, Empresas y empresarios italianos en la Argentina, 1900-1930.

    ROSOLI, Gianfausto. Emigrazione italiana in Argentina: aspetti sociali e culturali, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 1993.

    Fa parte di: Italiano L2. Corso a distanza per insegnanti.

    ROSOLI, Gianfausto (a c. di). Identità degli italiani in Argentina. Reti sociali, famiglia, lavoro, Roma, Studium, 1993.

    Saggi di Luigi Favero ... et al., coordinati dal Centro Studi Emigrazione, Roma.

    RUBERTI, Alessandra. Il fascismo e l’emigrazione italiana in Argentina nella stampa di regime (1992-1930), “Affari sociali internazionali”, 20, n. 3 (1992), pp. 107-116.

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    ZAGO, Manrique. Argentina. L’altra patria degli italiani - Argentina. La otra patria de los italianos, Buenos Aires, Manrique Zago ediciones, 1983.

    Testo in due lingue.

    ZILLI, Ilaria (a c. di). Fra spazio e tempo. Studi in onore di Luigi De Rosa, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 1995, 3 vol.

    Contiene: Aldo Albonico, Italia y Argentina, 1943-1945. Politica, emigración, información periodistica. Jose Luis Moreno, El equipaje del inmigrante italiano en la Argentina. Algo mas que una pertenencia regional.

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    L’insegnamento della lingua italiana all’estero, Torino, Fondazione Giovanni Agnelli, 1992.

    Contiene: Carlos Martín Calcopietro - Marta Gabriela Michetti, L’insegnamento dell’italiano in Argentina. Dea Pellegrini, Recenti riforme legislative sull’insegnamento dell’italiano in Argentina e iniziative per la formazione dei docenti.

    LILI PREDEVELLO, Nera - MALANCA DE RODRÍGUEZ ROJAS, Alicia. La lengua de los inmigrantes italianos en Córdoba y sus descendientes. Una cuestión de prestigio, in LO CASCIO, Vincenzo (a c. di). L’italiano in America latina, Firenze, Le Monnier, 1987, pp. 231-242.

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    I GERGHI http://esperienza-italiana-in-argentina.lacoctelera.net/post/2007/06/19/i-gerghi 2007-06-19T13:44:56+00:00

    Autore: Alberto A. Sobrero

    Affianco delle “Lingue Settoriali” (1)bisogna anche considerare i gerghi. Un gergo è identificato da tre caratteristiche fondamentali: 1) è una lingua di gruppo, 2) è convenzionale, 3) e può rendere non trasparente la conversazione agli estranei. La sua funzione essenziale però non è linguistica ma sociale: serve a segnalare e a rafforzare la coesione tra i membri del gruppo che lo parla. In base a queste caratteristiche si distinguono due tipi di gerghi:

    a) i gerghi “storici”: di malavita e di mestiere;

    b) i gerghi di scuola e di caserma.

    I gerghi di malavita hanno origini antichissime: di “lingua furbesca” di ciarlatani e vagabondi (saltimbanchi, mendicanti, girovaghi, ambulanti) abbiamo notizie fin dalla fine del Medioevo. Quelli che oggi sopravvivono solo in minima parte hanno ascendenze così lontane: sono invece, per la maggior parte, gli eredi del gergo della malavita organizzata fra il sottoproletariato urbano scaturito dalla rivoluzione industriale (Sec. XVIII).

    La vita errabonda portava a contatto ambulanti e vagabondi, sicché i loro gerghi ben

    presto si contaminarono, e oggi hanno molti punti in comune. Le testimonianze attuali di veri e propi gerghi di mestiere sono molto ridotte; sono più ricche quelle dei gerghi della malavita (i più vitali sono i gerghi dei carcerati, dei mafiosi e dei camorristi).

    1. CARATTERISTICHE LINGUISTICHE

    Il gergo non ha struttura linguistica autonoma, ma parassitaria: utilizza la fonetica, la

    morfologia e la sintassi, cioè le strutture fondamentali della lingua o del dialetto presso il quale si origina.

    1.1 Gerghi di malavita e di mestiere.

    Il patrimonio lessicale è limitato (l’inventario più rico che si conosca è quello dei

    “bassifondi palermitani” -in pratica della mafia- raccolto nel 1930 dal Calvaruso, che conta circa 1500 voci) e riguarda pochi concetti relativi alla vita di tutti i giorni e all’esperienza specifica: di lavoro, di vagabondaggio. È costituito da questi strati:

    a) parole della lingua (o dialetto) di base, modificate;

    b) parole tramandate da gerghi più antichi;

    c) parole acquisite da altri gerghi o altri dialetti;

    d) parole acquisite da lingue straniere: in particolare tedesco, francese, zingaresco, ebraico.

    Le parole di base -pur conservando, come si è detto, fonetica e morfosintassi di base- sono modificate attraverso tre processi fondamentali:

    a) deformazioni sistematiche del significante: metatesi ( presto, stopre); aggiunta di suffissi (caffè, cafogni; carta, cartogni); troncature (bernarda, berna, per “notte”); aferesi (2)(lumìn per “lume a olio”).

    b) Spostamenti di significato: metafora (bianchina per “neve”; bruna per “notte”); sineddoche (bacchetto: “manico per coltello”); metonimia (spavento per “leone”: l’effetto per la causa); moltiplicazione di sinonimie; personificazioni; onomatopee.

    c) Uso di perifrasi o locuzioni formate da voci gergali: mis di moncia per “latte” (letteralmente “acqua di mucca”, detto con parole di gergo); ortu butanicu per “prigione”.

    Lo stile di vita dei parlanti (ricco di spostamenti, e di contatti con gruppi diversi)

    ha una conseguenza importante: fra gergo e gergo avvengono numerosi scambi, e così la stessa parola si può trovare in gerghi di mestieri diversi, rilevati in località anche lontanissime tra loro. Ad esempio il tipo cripa per “sale” ricorre tanto nel gergo degli stagnini di tramonti (Friuli) quanto in quello dei calderai di Isili (Sardegna), dei ramai di Monsampolo (Marche) e dei calderai di Dipignano (Calabria).

    1.2. Gerghi di scuola e di caserma.

    Sono più vitali dei gerghi di mestiere e di malavita. Hanno un carattere ludico

    (sono usati quasi esclusivamente in contesti scherzosi), e una finalità sociale sia di coesione all’interno del gruppo che di contraposizione rispetto all’esterno: cioè rispetto alle altri classi ,e le altre scuole, le altre armi, i “borghesi”. Presentano caratteristiche strutturali analoghe agli altri gerghi. Tra le specificità segnaliamo alcune differenze nella stratificazione lessicale, che nei gerghi di scuola e di caserma è costituita da:

    a) parole della lingua (o dialetto) di base: selezionate nei registri più colloquiali, informali, scherzosi.

    b) Parole tramandate dallo stesso gergo parlato dalla generazione (di studenti, o di militari) precedente.

    c) Neo-formazioni gergali (spesso effimere).

    Rispetto ai gerghi classici questi sono meno duraturi (le innovazioni sono più

    frequenti, ma hanno anche -spesso- vita breve). Dal punto di vista linguistico sono più frequenti gli incroci fra i diversi strati del lessico; inoltre i processi di modificazione delle parole sono più complessi e sofisticati e colpiscono anche la fonetica e le componenti paralinguistiche (intonazione) ed extralinguistiche (cinesica e prossemica).

    Nei gerghi studenteschi e di caserma è possibile trovare quasi tutti tipi di

    spostamento di significato e di deformazione del significante, tutte le torsioni semantiche e i giochi di parole teoricamente possibili in una lingua storica naturale. Probabilmente queste caratteristiche vanno attribuite all’età dei parlanti, nel senso che questi gerghi possono essere considerati come una contro-varietà rituale (rispetto alla varietà adulta che a quel’età si sta apprendendo in modo compiuto), all’interno del “riti di passaggio” propi della fine dell’adolescenza. Insomma, l’ultimo gioco da ragazzi.-

    Tratto da Le lingue settoriali. Progetto Argentina. Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da G. Treccani. Roma, 1992.





    (1) Usiamo l’etichetta generale Lingue Settoriali tecnico-scientifiche per designare un gruppo di lingue settoriali ampio e diversificato, che abbraccia i sottocodici delle aree tecniche e scientifiche: meccanica, astronautica, fisica, matematica, biologia, informatica, ecc., e delle rispettive sub-aree (ad esempio: medico-biologica, medico-farmaceutica, medico-legale, anatomo-patologica, ecc.).

    Le esigenze della ricerca scientifica, che si basa sulla trasmissione delle osservazioni e delle teorie fra ricercatori anche in lingua diversa, impongono a questa lingua settoriale due requisiti fondamentali, che la differenziano dalle altre e ne determinano le caratteristiche linguistiche specifiche: la ricerca della massima comunicabilità e della massima traducibilità. Perciò la peculiarità di queste lingue settoriali risalta già dalla terminologia: non si parla di “parole” ma di termini; non di “lessico” ma di nomenclatura.

    Un termine scientifico può significare una cosa e una cosa sola, diversamente dalle parole della lingua comune, che sono avvolte in una rete di connotazioni, metafore, metonimie, piccole e grandi modificazioni del significato di base. Questa caratteristica dei termini scientifici si chiama momosemia. La nomenclatura, secondo la definizione del Vocabolario della Lingua Italiana (Treccani) è il “complesso sistematico dei termini relativi a una determinata scienza o disciplina, ordinati e disposti secondo norme convenzionali, atte a evitare ogni possibile confusione tra i diversi oggetti della stessa disciplina”. Dunque i caratteri fondamentali di una nomenclatura sono: univocità, precisione, costanza semantica, inquadramento di ogni termine in un sistema di rapporti con gli altri termini della stessa nomenclatura, cioè con una serie lessicale che appartiene esclusivamente al vocabolario tecnico di cui fa parte.


    (2)Aferesi: caduta di vocale o sillaba iniziale.



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    Giulietta Lanteri http://esperienza-italiana-in-argentina.lacoctelera.net/post/2007/06/19/giulietta-lanteri 2007-06-19T13:37:16+00:00 Con tanta ricchezza di attivita’ non mancarono personaggi preminenti, che lasciarono segni nella storia argentina: tra questi ricordiamo Giulietta Lanteri e riproduciamo testualmente il commentario del “Correo Argentino” su un francobollo che fu emesso in suo onore il giorno 05.06.1999 con la denominazione “Mujeres Destacadas” (“Donne Preminenti”) .

    “Arrivata dalla sua Italia natale all’eta’ di 6 anni, Giulietta Lanteri svolse un’intensa carriera basata nella sua solida formazione accademica, posta al servizio della salute fisica e mentale dei suoi simili, specialmente la donna per i quali diritti lotto’ inoltre senza posa.

    Con una laurea in farmacia (La Plata, 1898) ed un’altra in medicina (Universita’ di Buenos Aires, 1906) la dottoressa Lanteri si specializzo’ in malattie psichiche, della donna e del bambino.

    Al principio del secolo non ottiene l’approvazione del Collegio Medico di Buenos Aires per essere designata Docente, poiche’ non era argentina di nascita. L’unica maniera possibile era per messo del matrimonio. Nel 1919 Lanteri contrae matrimonio ed e’ argentina per adozione l’anno seguente.

    Fu figura di primo piano nelle organizzazioni che lavorarono per la liberazione delle donna, fondando nel 1918 il “Partido Feminista Nacional”, con l’auspicio del quale si presento’ come candidata a deputata nelle elezioni legislative del 1920. Senza esito, inutile dirlo. Questa esperienza pioniera, in un paese la cui legge di voto segreto e obbligatorio era del 1912, vedra’ i suoi frutti nel 1947 con l’approvazione della legge 13010 sui diritti politici della donna.

    Membro di importanti istituzioni femminili contrarie all’escluzione civica e sociale per la semplice ragione del sesso, credeva fermamente nella superiorità morale della donna. Il suo lavoro supero’ le difficolta’ e l’incomprensione di un’epoca non ancora preparata nel nostro paese, per accettare fatti e progressi che, trascorso quasi un secolo, appaiono incredibili alla luce dell’analisi storico.

    Giulietta Lanteri de Renshaw mori’ in un incidente 25 di febbraio del 1932, vicino ai complimento dei 60 anni.

    Una strada di Buenos Aires porta il suo nome in suo onore nell’area della Costanera Sud.

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    DICCIONARIO LUNFARDO 3 http://esperienza-italiana-in-argentina.lacoctelera.net/post/2007/06/17/diccionario-lunfardo-3 2007-06-17T19:23:39+00:00

    RATONEAR / RATONES: Imaginado paseo de esos roedores por el cerebro para

    metaforizar las fantasías sexuales y la excitación física y emocional que ello

    produce. ("Me hice los ratones de verte cogiendo con otra mina, Cacho")

    RAVIOL : Relativo a la cocaína. Generalmente se la trasladaba fraccionada en un

    envoltorio de papel de aluminio con dobleces tales que semejaba un raviol

    comestible. Aunque la técnica de envolver haya cambiado se conserva el nombre

    para la fracción por gramos de la droga.

    RAYA : Relativo al consumo de cocaína (línea) / En contexto apropiado se refiere a

    la separación de los glúteos ("El Cacho estuvo tanto tiempo sentado en ese viaje

    que después se tuvo que dibujar con un lápiz la raya del culo")

    REAJE : Gente rea.

    RECATANGO : Torpe, tardo.

    RECHIFLE : Exasperación, emoción alterada, pérdida del juicio, locura ("Rechifao en

    mi tristeza...")

    REDOMÓN : Caballo recién domado y aún chúcaro, salvaje.

    REFERENTE (de la jerga política) Sujeto que ocupa un lugar destacado en la

    dirigencia partidaria o institucional por su capacidad de convocatoria o la función

    que cumple en la pirámide jerárquica.

    REFILAR (v) : Sustraer, robar / Dar, entregar.

    REFUCILO (s) : Relámpago.

    REGALO/REGALITO: Expresa la obtención de una satisfacción sexual ("¿Cuándo me

    vas a hacer un regalito, Cachito?") / Utilizado por las mamás cuando los bebés

    intentan el control de esfínteres / En la jerga sadomasoquista la adicción coprofílica

    (comer las heces -mierda- del partenaire sexual), también se utiliza "comer

    bombones".

    REGROSO : Doblemente "groso": superior, óptimo, excelente.

    RELAJAR : Descalificar, humillar.

    RELAPADO : Agotado, reventado.

    RELOCO (ESTAR) : En general la alteración que produce el consumo de drogas /

    Excitado, desbordante, acelerado.

    RELOJEAR : Observar, mirar con esmero (de la jerga turfística).

    REMANYAR : Superlativo de manyar: conocer a fondo y en detalle.

    REMANYE : Reciprocidad entre dos sujetos que "manyan" quien es el otro ("Se dió

    el juego de remanye...")

    REMPUJAR : Empujar, forzar. ("Rempujá pa'l fondo del bondi, Cacho")

    REO : Término con múltiples significados: atorrante, inculto, perteneciente al

    arrabal, canyengue, etc.

    REPICHÉ : Aumentativo de chipé: excelente.

    REPISAS : Tetas.

    REPOLLO : Antiguo billete de diez pesos, dinero.

    RESCATAR /RESCATARSE : Dejar el "mal camino", los excesos, las drogas, etc /

    Serenarse, tranquilizarse / Conseguir o comprar algo ("¡Che Cacho, rescatate una

    birra!")

    REQUECHAR : Manguear, pedir.

    RETACÓN : Corto, pequeño, petiso.

    RETORCIJONES : Dolores de vientre.

    RETOVAR : Ruralismo que significa negarse, contrariarse, enojarse. ("El Cacho le

    quiso explicar a la jermu por qué había llegado tarde pero la mina se retovó")

    REVIRADO : Demente.

    REVOLCARSE EN LOS YUYOS (O EN LA ENRAMADA): Expresión figurativa de las

    relaciones sexuales heeterosexuales ("Apenas nos conocimos con el Cacho nos

    fuimos a revolcar a los yuyos").

    ROCHO : Vesre de chorro.

    ROFIE : Vesre de fierro: arma de fuego / Pene.

    ROLETE ( a rolete) : En gran cantidad, copiosamente, en exceso ("El Cacho se

    afanó mandarinas a rolete")

    ROMPEPORTONES: Cigarrillos de mala calidad, en alusión al elemento de pirotecnia.

    ROMPER EL CULO O EL ORTO : Alusión a una victoria (deportiva o de otra índole)

    sobre un rival ("A River le rompimos el orto" - "Con este decreto el gobierno le

    rompió el orto a los empresarios" - Me llegó la factura del gas, me rompireton el

    culo, Cacho")

    ROMPERSE : Esforzarse ("Me rompí todo para terminarlo"), asociado a alma, culo y

    orto ("Se rompieron el alma/culo/orto y ganaron")

    RONCO : Contrabajo.

    RONGA : Vesre de garrón

    ROÑA : Suciedad / BUSCAR ROÑA : Buscar pendencias.

    ROÑOSO : Al igual que "piojoso" no se utiliza para hacer referencia a la higiene

    personal sino a las malas mañas y decrepitud moral.

    ROPAÉS : Ayudante del punguista (vesre de esparo).

    ROPE : Vesre de perro, término que aplicado a personas alude a actitudes severas

    o autoritarias / Pésimo cantante.

    ROPERO (HACER DE) : Ayudante que con un saco o sobretodo en la mano molesta

    y entretiene al "punto" en el colectivo lleno para que éste pierda la atención del

    punguista, que mientras tanto labura de atriqui enchufándole la tijera. Ropero y

    punga trabajan en yunta.

    ROPI : Apócope deformado de Rohipnol, medicación a base de una droga depresiva

    utilizada para consumo ilegal.

    ROSCA : Negociación o acuerdo de indole político poco claro. / Lío, pelea, tumulto.

    RÚA : Calle.

    RULO : En determinados ámbitos muletilla para designar o señalar a alguien, como

    "quía" (ver), "punto" (ver) o "fulano" (ver)

    RUNFLA : Cáfila, gentuza.

    RUNFLERO : Orillero, persona de ambientes sórdidos.

    SABALAJE : Grupo de individuos de baja condición.

    SABATELI : Delincuente menor.

    SACADO : Fuera de sí, desorbitado, enojado ("Le dieron manija y el loco se sacó")

    SALADO : Zarpado (ver) en Uruguay.

    SALUTRIA : ¡Salud!

    SAMICA : Camisa.

    SANATA : Mentira, engaño, rebusque oratorio confuso.

    SANGRADOR : Pedigüeño, manguero.

    SANGRE DE PATO (TENER) : Alude a la persona que no se conmueve o permanece

    indiferente frente a un impacto emocional.

    SANGUCHITO : Penetración anal y vaginal conjunta practicada por dos hombres

    hacia una mujer.

    SANTO : Cortahierro, cortafrío.

    SAPO : Candado.

    SARATOGA : Marca de cigarrillos.

    SARDINA : Navaja de afeitar.

    SARDO : Sargento de policía.

    SARZO : Anillo.

    SECA : En lenguaje de adictos pitada a un cigarrillo (porro) de marihuana.

    SECOLARI : Seco, sin dinero.

    SEDA : Papel para armar cigarillos

    SEIS : Tonto.

    SEMAFORO : Quien llama la atención por su actitud, vestimenta, conducta,

    lenguaje, etc.

    SEÑOR (SER UN) Quizás uno de los mejores ejemplos de la "mentalidad" lunfarda,

    ser un señor significa hidalguía, derecheza, probidad, que merece reconocimiento y

    respeto.

    SERVICE : Forma figurada de coito conyugal, generalmente denota rutina o apatía

    (ver "atender").

    SERVICIO : En forma despectiva: miembro de los servicios de inteligencia del

    Estado.

    SESENTA Y NUEVE : Universal designación del sexo oral recíproco entre hombre y

    mujer.

    SETENTISTA : Alusión a los años '70 en Argentina, con connotaciones sociales y de

    izquierda. ("El Cacho es un setentista nostálgico")

    SHACAR (o chacar): Robar, quitar. No hay acuerdo en la grafía, puede escribirse

    yacar.

    SHIOME : Ver Yiome

    SIETE (EL) : Culo.

    SIN HUESO (LA): Lengua (órgano).

    SOBAQUERA : Cartuchera para arma de fuego sostenida bajo la axila.

    SOBRETODO DE MADERA : Ataúd.

    SOCINCA : Calzoncillos.

    SOCOTROCO : Grande, rústico, desproporcionado.

    SOFAIFA : Mujer.

    SOGA : Ayuda / Discurso chanta.

    SOLARI : Solo, estar solo.

    SONAMOS : Estamos perdidos, fuimos desbaratados, claudicamos, nos vencieron,

    nos descubrieron, etc. El plural representa de mejor forma la acción de una derrota

    que el singular "soné". ("Sonamos, Cacho, nos quedamos sin entradas para la

    cancha")

    SOLFEAR : Hurtar sustraer.

    SOPAINA : Vesre deformado de paisano, por judío.

    SORDO : Pedo (flato) silencioso.

    SOQUE : Queso.

    SORDINA (A LA) : En voz baja.

    SORETE : La grafía es indiferenciada entre sorete y zorete: heces, excremento,

    cuyo vesre es tereso. Aplicado a una persona significa ruindad o malas intenciones

    ("No le des bola a ese tipo, Cacho, es un sorete")

    SORRU : Vesre de ruso, por judío.

    SOTA : Sotamanga, con disimulo /HACERSE EL SOTA : Hacerse el distraído o

    permanecer indiferente.

    SOTANA : Bolsillo interior del saco / Con disimulo (DE SOTANA).

    STALINO : Apócope peyorativo de estaliniano, en referencia a quienes militan en el

    Partido Comunista ortodoxo.

    STREAPER : Sujeto masculino que, en algunos comercios, se desnuda para el

    público femenino.

    SUBMARINO : Aplicar tormento a un detenido metiendo su cabeza dentro de un

    recipiente con agua (balde o similar) durante algún tiempo.

    SUBMARINO SECO : Aplicar tormento a un detenido colocándole en la cabeza una

    bolsa plástica hermética y sujetándola al cuello a fin de impedir el ingreso de

    oxígeno.

    SUDACA : Alusión despectiva hacia los sudamericanos, proveniente principalmente

    de España.

    SUECO : Instrumento para cortar y robar cajas de seguridad.

    SULTANA : Mujer hermosa y llamativa.

    SURTIR : Agredir con los puños, pagar / Suministrar. ("Lo surtieron a bollos al

    Cacho, lo surtieron")

    SWINGERS : Pareja que presencia, comparte o intercambia sexo con otra pareja o

    persona.

    TACA-TACA : Al contado, en efectivo, de inmediato.

    TACHO : Taxi / Reloj de baja calidad / Recipiente.

    TACHERO : Taxista.

    TACO PERA : Taco alto, en forma de pera invertida, terminado en punta. Lo usaban

    jailaifes y compadritos.

    TAGARNINA : Cigarro o cigarrillo de baja calidad.

    TAITA : Prepotente, mandón / Persona valiente ("¡Cuántos taitas envidiaron mi

    fama de gigoló!")

    TAJO : Vagina.

    TALLAR : Imponerse, sobresalir, liderar.

    TAMANGOS : Zapatos de grandes proporciones / zapatos en general.

    TANGA : Punga que actúa haciendo número / Componenda / Prenda íntima

    femenina (bombacha o bragas).

    TAQUERÍA : Comisaría, por la costumbre de la policía de cortarle el taco a uno de

    los zapatos de los compadritos que caían en gayola, para que se vayan rengos,

    como una forma de humillarlos o degradarlos.

    TAQUERO : Comisario / Cuarto de la comisaría donde se depositaban los "tacos"

    sacados de los zapatos de los compadritos. "Una vez un tal Loyola / Me embroncó

    en un guay fulero /Batida bronca taquero / Celular viava y gayola / Un Concierto de

    pianola / Manye domingo y solfeo / Y aunque me llaman el feo / Colgué mi

    fotografia / Donde está la galería / De los ases del choreo". (de El Conventillo -

    Edmundo Rivero - Milonga – Baffa y De la Torre).

    TARADO : Tonto, estúpido, proviene de la semiología psiquiátrica clásica, quien

    padece una tara mental y comete TARADECES.

    TARANTA : Tonto, loco.

    TARASCA : Mujer desgarbada (en sentido despectivo).

    TARRO : Zapato / Culo / Suerte, en este último significado también se emplean orto

    y culo. / MEAR FUERA DEL=equivocarse

    TARTA : Apócope de tartamudo.

    TARTAMUDA : Arma de fuego, ametralladora

    TARUPIDO : Voz jocosa humorística, en desuso, que proviene de la fusión de tarado

    y estúpido.

    TAURA : Persona pródiga / Valentón ("Al taura siempre premia la suerte, que es

    mujer...")

    TAXI BOY : Sujeto masculino que cobra por ejercer activamente la sexualidad.

    TECA : Dinero. (También TELA)

    TEJÉN : Vesre de gente.

    TEJENAITE : Grupo, gente (en sentido despectivo)

    TELO : Vesre de HOTEL, para designar lo que se conoce en Argentina como

    albergue transitorio: lugar de citas amorosas, que cumple la función del motel en

    otras latitudes.

    TENER LAS BOLAS POR EL PISO : Estar excedido o harto de una actividad o

    situación. ("El Cacho ya no sabe qué hacer con el auto usado que se compró, tiene

    las bolas por el piso")

    TENERLA CLARA : Tener o alcanzar acabada comprensión de algo ("Cacho se rajó a

    tiempo, ese sí que la tenía clara")

    TERESO : Vesre de sorete (heces).

    TERRÁN : Vesre de rante, atorrante.

    TIBURCIO : Tonto.

    TIJERA : Dedos índice y pulgar (o índice y medio) en V, para pungar.

    TILINGO : Cursi.

    TIMBA : Practicar juegos de azar, y por extensión toda situación azarosa o

    especulativa ("En la timba de la vida me planté con siete y medio..." / "...El bulín

    que la barra buscaba pa’ caer por las noches a timbear...")

    TIMBOS : Zapatos.

    TIMBRE: Pezón. ("Mirá esa de la remerita rosa, cacho, como se le marcan los

    timbres")

    TIOCO : Rústico (lenguaje rural), ej. zapato tioco, por grueso, pesado, áspero. "Más

    tioco que un arado"

    TIRA : Policía vestido de civil / Policía en general

    TIRADO O TIRAO (ESTAR) : Estar en la ruina y sin ningún recurso.

    TIRAR (LA GOMA) : Práctica de una relación sexual oral de la mujer hacia el

    hombre/ (TIRAR LA CHANCLETA): Abandonar toda mesura y entregarse al

    libertinaje. (TIRAR MANTECA AL TECHO): Alude a extrema diversión y desenfado

    (ver) (TIRAR LA TOALLA): Abandonar un propósito (de la jerga boxística) /TIRAR

    DE LAS BOLAS : Reprender, retar, importunar autoritariamente ("Si llego tarde mi

    jermu me tira de las bolas")

    TIRIFILO : Atildado, melindroso, afectado.

    TIRO AL AIRE: Alude a la persona despreocupada o irresponsable. Puede emplearse

    en modo simpático: desenfadado, divertido.

    TOBUL : Vesre de bulto: genitales masculinos.

    TOCADO : Quien sufre algún tipo de desequilibrio mental. ("No le hagás caso, el

    chabón está tocado, Cacho")

    TOCO : Fajo de dinero / Atado, paquete.

    TOCO MOCHO : Paquete o atado trucho.

    TONGO : Trampa, engaño ("Este partido está arreglado, Cacho, es puro tongo")

    TOQUE (AL) : Al instante, en poco tiempo ("Aguantame un toque").

    TORABA : Vesre de barato, pero en sentido despectivo, como trucho.

    TORBELO : Dinero

    TORDO : Doctor.

    TORNILLO : Frío.

    TORPEDO : Otario, tonto, bobo / Borrachera.

    TORRAR : Dormir, holgazanear.

    TORTA (HACER UNA o HACER LA) : Relación homosexual femenina (tortillera) /

    lesbiana ("No te gastés en chamuyo, Cacho, si la mina es torta")

    TORTILLA : Torta (ver)

    TOSCA : Cascote, piedra ("Lo cagó a toscazos") (Interior, Bs. As., La Pampa)

    TOSCAZO : Cascotazo, piedrazo (Interior, Bs. As., La Pampa)

    TOTIN : Vesre de tinto, vino.

    TOYUFA : Vesre de fayuto.

    TRABA (o trava, la grafía no está definida): Travesti o travestido. Sinónimo:

    traviesa, travesaño, etc.

    TRABUCARSE : Equivocarse o actuar con torpeza.

    TRABUCO : Revólver, bufoso. ("Andaba con el trabuco a la cintura". "Le tiró un

    trabucazo") / Travesti

    TRAGADA : Desfalco, acción deshonesta de quien se queda con los dineros ajenos

    ("Esto de los bancos es una tragada")

    TRAGASABLE : Homosexual (alusión a la penetración).

    TRAGAR : Alusión a la acción de aguantar o soportar una contrariedad o infortunio.

    ("LLegué tarde al laburo, me cagaron a pedos y me la tuve que tragar") / Denota

    conducta sexual homosexual ("Me parece que el vecino nuevo se traga (o se come)

    la galletita").

    TRAMOYA : Asunto turbio, tramposo, situación de corrupción.

    TRAMPA : Alusión a la infidelidad matrimonial ("Mirá la jeta de esos que salen del

    telo, eso es trampa")

    TRANCA : Borrachera.("¡Los domingos el Cacho se agarra cada tranca!")

    TRANSA (O TRANZA) : Vendedor de drogas.

    TRANQUI : Apócope de tranquilo.

    TRAPO : Homosexual pasivo (lenguaje carcelario): alude a la acción de "lavar

    ropa", o "lavar los trapos", que es la tarea asignada -dentro de un estricto código

    carcelario- a los recién llegados, a quienes a veces también se somete

    sexualmente. / Alusión a las banderas o carteles de tela que llevan los hinchas a la

    cancha.

    TRANSA / TRANSAR : Intercambio de caricias entre adolescentes sin penetración

    peneano-vaginal, en otros grupos significa relación sexual completa y/o consumo

    de drogas.

    TRAS CARTON : Luego de, súbitamente, a la postre.

    TRAVIESA : Travesti o travestido. Sinónimo: trava o traba, la grafía no está bien

    definida.

    TRICOTA : El número tres. En general refiera a las relaciones sexuales donde

    intervienen tres personas. Sinónimos: cama redonda, fiesta, etc. ("Quedamos los

    tres solos en el derpa y después de unos porros hicimos la tricota")

    TRIFULCA : Lío, embrollo, pelea.

    TRINCAR : Tener relaciones sexuales, coger.

    TRIPA : Pene.

    TRIPERO . Hincha de Gimnasia y Esgrima de La Plata

    TRIPAGORDA : Pene.

    TROLA : Puta.

    TROLEBUS : Puto (en desuso)

    TROLO : Puto.

    TROMPA : Vesre de patrón / Jefe, autoridad /ESTAR CON: Enojado, malhumorado.

    TROMPO BATATA : Trompo alargado.

    TROMPUDO : Alusión despectiva hacia la persona de labios prominentes ("Negro

    trompudo")

    TRONCO : Inepto, torpe, inhábil (del lenguaje futbolístico).

    TROSCO : Apócope peyorativo de trotskista

    TROTADORA : Prostituta.

    TROYERO : Trompo de combate, se lo arroja contra otros trompos para romperlos.

    TRUCHA : Cara, rostr

    TRUCHO: Alude a la presunción de calidad de un objeto (o persona) que en realidad

    es de ínfimo o nulo valor. Hubo casos sonados de diputados, médicos y funcionarios

    truchos, que en realidad no eran tales, pero usurpaban la función.

    TUBO : Botella de vino. ("…ese curda se mandó tres tubos.")

    TUCA : Resto o pucho del porrro (ver)

    TUMBA : Comida carcelaria, carne guisada de baja calidad.

    TUMBERO : Relativo a la cárcel.

    TUNGO : Aféresis de matungo, caballo.

    TURCA : Masturbación masculina con el pene aprisionado entre las tetas de una

    mujer.

    TURCO : En general designa a cualquier persona de la comunidad arabe, así como

    "gallego" a cualquier español.

    TURRA : Antiguamente prostituta, luego mujer de malas intenciones.

    TURRO : Malévolo, malintencionado. En Uruguay turro no tiene la misma acepción y

    significa tonto

    UN (cinco, diez, quince, etc) : Alude a una cantidad de droga (marihuana, cocaína)

    que tiene ése valor monetario. ("El Cacho trajo un diez y después fue a buscar un

    veinte, ¡se sarpó!")

    UNDER : Dícese de lo alternativo, transgresor o marginal.

    UNTAR : Sobornar.

    UPITE : Trasero, culo.

    UNICATO : alusión al número 1.

    VA CON TODO : Está rebueno.

    VAGO : Joven o sujeto indiferenciado, especialmenete en la provincia de Córdoba;

    sinónimo de chabón.

    VAGONETA : Vago, ocioso (aplicado a los chicos significa simpático y despierto)

    VAINA (CORRER CON LA) : Amenazar con la apariencia, amedrentar; sinónimo de

    "correr con la parada." / SALIRSE DE LA) : Estar impaciente por hacer algo.

    VALERIO : Homosexual.

    VAMO Y VAMO : Alude al acuerdo para repartir las ganancias entre dos personas

    mitad y mitad.

    VASELINA (SIN) : Sin precaución, sin cuidado, hacer o decir algo sin tener en

    cuenta al otro.

    VEJARANO : Anciano, viejo (en sentido despectivo).

    VEJIGA : Petiso, enano.

    VELAS : Moco acuoso que cuelga de las fosas nasales

    VENTO : Dinero ("No me arrepiento del vento ni los años que he tirado..)

    VENTOLINA : Viento.

    VERDOLAGA : De color verde / Alusión a la moneda estadounidense (derivado de

    "verdes"), en desuso.

    VERDURA (CUALQUIER VERDURA) : ("Ese no sabe nada y por decir algo sale con

    cualquier verdura")

    VERDURITA : Alusión al manojo de verduras variadas que antiguamente se

    regalaban, por lo que se asocia a las cosas u objetos de poca monta o valor.

    VERGA : Pene / Objeto, circunstancia o servicio de mala calidad ("La banda ancha

    de Telefónica es una verga")

    VERSEAR : Utilizar artilugios verbales para convencer a otro.

    VERSERO : Mentiroso o que utiliza falsos argumentos para convencer / Taimado,

    hipócrita.

    VERSO (HACER EL) : Versear (ver), mentir, seducir oralmente, etc. En general

    utilizado en relación a conquistas amorosas ("A la mina le hice el verso y me la

    levanté").

    VETERANO/A : Hombre o mujer que supera con la edad esperable para

    determinada función o rol. Puede decirse de un político veterano, de un estudiante

    veterano, etc. Aplicado a la mujer, veterana alude a la mujer de más de cuarenta

    años aún en condiciones de despertar el deseo sexual del hombre. ("El Cacho se

    levantó una veterana")

    VIAJE : De la jerga de las adicciones: Recorrido temporal de consumo de drogas,

    generalmente cocaína y alcohol. El circuito inicia con un primer consumo, antes que

    se agote el efecto se consume nuevamente para prolongarlo, hasta que se termina

    en un estado calamitoso. ("¡Los lunes el Cacho está así porque los fines de semana

    se pega cada viaje!")

    VIARAZA : Brote de exaltación emocional o locura ("Al Cacho lo quisieron currar en

    el almacén y le dió la viaraza")

    VIBRADOR : Dispositivo eléctrico de uso sexual símil pene, con funciones de

    penetración anal/vaginal y movimiento (vibraciones) (ver "consolador")

    VICHAR : Mirar, observar.

    VICHENSO : Tonto (en sentido despectivo).

    VIDALITA : Sin dinero, seco.

    VIDRIOSOS : Zapatos negros, brillantes o de charol.

    VIDURRIA : Deformación de la castiza vidorria: vida fácil y regalada.

    VIEJO CHOTO : Deformación de viejo chocho, alusión despectiva hacia las personas

    de edad avanzada.

    VIGILANTEADA : Acusación, traición.

    VILLA : Apócope y eufemismo de "villa miseria", barrio carenciado.

    VILLERO : Perteneciente o vinculado a la VILLA / Originalmente habitante de una

    villa miseria (eufemísticamente "villa" o "barrio carenciado"), desplazado a

    cualquier persona que expresa desórden, falta de higiene, desgano, mal gusto o

    abandono en sí mismo o en el hábitat. ("No pintés de rojo el dormitorio, Cacho, es

    villero")

    VINACHO : Despectivo de uso corriente referido al vino. En cambientes de cierta

    cultura el término "vinito" equivale al "vinacho" de otros ámbitos menos refinados y

    más elementales. (En la oficina brindamos con el jefe con un vinito, pero después

    con los muchachos del café nos mandamos unos vinachos de novela")

    VINAGRERA : Nariz, generalmente se refiere a la desproporcionada o grande.

    VITAMINA : En determinados ámbitos (cumbia villera) droga.

    VIOLETA : Violador (lenguaje carcelario).

    VIOLINERA (DAGA): Cuchillo de grandes dimensiones con la cual, en tiempos

    rosistas de la mazorca, se degollaba a los unitarios. El movimiento de la hoja sobre

    el cuello de la víctima se asociaba con el del arco del violín sobre el instrumento.

    VIP : Sigla que, en inglés, significa "persona muy importante". Espacio reservado

    en ciertos lugares.

    VIRULANA : En contexto apropiado y ámbitos de escasa cultura: vello pubiano,

    "pendejos" (ver).

    VISTEO : Duelo criollo con armas blancas.

    VITAMINA : Eufemismo por droga (cocaína).

    VIUDA : Instrumento del escruchador, también llamado "angelito" o "bombilla",

    utilizado para violar cerraduras con la llave puesta del otro lado.

    VIVANCO : Astuto, sagaz.

    VIVIR / VIVIDOR : En gerundio, estar viviendo a alguien, es sacar una ventaja de

    alguna situación, pareja, empleador, etc. Sin.: estar currando a alguien. Quien

    "vive" a otro, si este es su pareja, es un mantenido/a no explícito.

    VOGLIO DIRE : Te lo voy a decir.

    VUELTA ABAJO : Antigua marca de cigarrillos.

    VUELTA Y VUELTA : Alude a la bisexualidad y al ejercicio pasivo/activo de la

    homosexualidad. ("Ese es vuelta y vuelta como el bife")

    VUELTERO : Persona complicada en sus actitudes, discurso o conducta y que

    implica cierta malicia.

    YAPA : Obsequio que el vendedor al menudeo ofrece al comprador como extra por

    su compra.

    YEGUA : Mujer portentosa ("¡Mirá qué yegua, Cacho!" / Mujer perversa o con malas

    intenciones.

    YEITE : Asunto, cuestión, recurso favorable ("Vos no hagás correr el yeite, atenete

    a mis informes...")

    YENGUE : Aféresis de canyengue: acompasado, arrabalero.

    YERBA : En los años setenta se usaba para designar la marihuana

    YETA (LA) : Mala suerte, mala fortuna / Alusión al número 13.

    YIOME (O SHIOME): Berreta, ordinario, pobre.

    YIORNO : Día.

    YIRANTA / YIRO : Prostituta callejera.

    YIRAR : "Patear" la calle, por parte de las prostitutas, buscando clientes ("...Y a su

    madre mira, yira que te yira...") Se supone que deriva de giro, por la semejanza

    con el recorrido de las prostitutas.

    YIRO : Prostituta / Hacer el yiro: recorrido o espera en un sitio en busca de clientes

    por parte de las prostitutas.

    YOBACA : Vesre de caballo.

    YOME / YOMERIA (O SHOMERÍA) : De baja calidad, berreta.

    YOMPA : Pabellón de penal.

    YÚA (O SHÚA) : Ganzúa, llave.

    YUCA : Bolsillo exterior lateral del saco.

    YUCA DE ARRIBA : Bolsillo exterior del pecho del saco.

    YUGA : Llave, yúa.

    YUGAR : Trabajar, esforzarse.

    YUGO : Actividad, trabajo en general.

    YUGUERO: ladrón especializado en violar cerraduras (de "yúa")

    YUM-YUM : Instrumento del escruchante para violar cajas de seguridad.

    YUTA (LA) : Institución policial. Sinónimos : cana, los ratis, etc.

    YUYETA (O SHUSHETA) : Presumido, atildado, cajetilla,

    ZABECA: Vesre de cabeza. Sinónimos : mate, sabiola, azotea, etc.

    ZAFAR : Vencer adversidades y alcanzar éxito ("Con ese laburo zafó")

    ZÁFIRO : Viento.

    ZALÁN : Vesre de lanza, instrumento para punguear.

    ZANJA : Vagina de grandes proporciones /Alusión al orificio anal.

    ZAPATO : Individuo sin matices, literalmente tonto, bobo.

    ZARPARSE : Excederse en algo o en alguna circunstancia, desmesura.

    ZARPADO (O SARPADO) : Excedido, desmedido, desconsiderado (¡"No sabés la que

    se mandó el Cacho, se zarpó!")

    ZOPEDA: Vesre de pedazo, genérico de pene. Sinónimo: trozo, en ambientes más

    cultos puede emplearse segmento, fragmento, etc.

    ZURDO/ZURDAJE : Alusión despectiva hacia la izquierda política.

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    http://esperienza-italiana-in-argentina.lacoctelera.net/post/2007/06/17/diccionario-lunfardo-3#comentarios